martedì, 04 agosto 2009

TRASFORMAZIONE

<Schizzi di sperma: questa in sintesi l'etimologia del jazz. >
<E' un getto vitale, un'attimo di piacere, di euforia, di abbandono è l'essenza stessa della vita. >
Dette queste parole, il Contrabbassista iniziò il suo "a solo" con aria assorta e ispirata.
Sotto le cupole di tessuto,  le note cupe, rimbombavano creando un'atmosfera intellettuale, da anni 50 della vecchia Parigi bohemien.
Silenzio.
Un inchino con un gesto lieve del capo, e il palco è rimasto a disposizione per l'artista successivo.
Nella penombra i tavolini brillavano alla luce delle candele, e l'ombra ondeggiante della fiammella si riflettava sui bicchieri colmi di birra.
Con passo lento quasi incerto, si è avvicinata al microfono Lei.
Una ragazza carina, non tanto alta, ma dagli occhi enormi e dal sorriso contagiante.
Armeggia con l'asta del microfono, troppo alto per lei.
Attorciglia i cavi, li annoda -  il contrabbassista interviene in suo aiuto.
Un colpo di tosse, dovuto probabilmente al nervosismo, echeggia nel microfono.
<Scusate>
Una pausa silenziosa poi, decisa, affronta il pubblico.
<Questa sera, l'argomento... anzi il peccato che rappresentiamo, è la lussuria>
<Ho scelto un brano di Franca Rame in collaborazione con Dario e Jacopo Fo>
Pausa.
Lo sguardo accarezza tutta la platea, nessuno escluso e tutti, attendono il suo inizio.
<Andiamo a cominciare?>
Ed inizia: le parole corrono veloci, il corpo, le mani , prendono improvvisamente vita.
Gli occhi sottolineano gli stati d'animo e il sorriso appare e scompare a seconda che il momento sia o meno ironico.
La ragazza impacciata e solare di poco prima, si è trasformata improvvisamente in una tigre. Aggredisce il microfono,  ammicca, ti afferra con il suo monologo per portarti dentro alla storia, ti lascia in attesa della succissiva frase per poi riprenderti ed accompagnarti all'ultima parola, all'ultima risata e ricevere per tutto quello che ha donato  applausi grati.
<Vai Silvi che sei grande>
Siamo tra amici e i commenti e le urla entusiate non si lesinano.
Sale sul palco Azzurra:
<Bene: la volta precedente abbiamo affrontato l'avidità, oggi - per la lussuria - leggero un brano da "la versione di Barney" di Ricler - un personaggio che ha avuto nella vita, esperienze forti con alcool, droga e naturalmente donne>
Apre il libro...  attimo di silenzio.
<Vai Azzu che sei grande>
Non c'è nulla da fare. Gli amici sono amici
postato da: LAPROSSIMA alle ore 11:08 | link | commenti (8)
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mercoledì, 04 marzo 2009

INCONTRI RAVVICINATI

I lavori che impegnano nella gestione di un ristorante, si sà, sono molteplici. Uno tra i tanti e non ultimo,  quello delle pulizie.
Avevo trascorso il pomeriggio nelle faccende di sala  e verso sera, al termine dell'opera, sono uscito con 2 enormi sacchi ricolmi di pattume, destinati al cassonetto dei rifiuti.
Appena fuori dall'entrata, con un sacco per mano, ho alzato lo sguardo verso il crinale montano antistante alla struttura.
La sagoma scura della montagna, spiccava sul rosso fuoco del cielo.
Un tramonto ad effetti speciali.
Il silenzio, quasi assoluto,   veniva  interrotto di quando in quando, da un soffio di vento. E' stato troppo invitante: non ho potuto fare a meno di fuggire dalla quotidianità.
Seduto su di una roccia, con il viso rivolto al tramonto e alla brezza fresca della sera, mi sono lasciato trasportare da pensieri di pace e relax.
Le gambe incrociate e le mani rivolte al cielo, mi davano la sensazione di appartenere al tramonto,  svuotato e leggero in  un attimo di esaltazione quasi mistica.
Abbandonata la posizione accovacciata, con le lente movenze dello yoga, ho spinto il mio fisico verso posture plastiche.
Sentivo la  muscolatura tendersi, la ricerca dell'equilibrio, le posizioni che si susseguivano armonicamente, mi facevano partecipe della bellezza della natura.
Ero consapevole di quello che sentivo e che facevo. Questo mi dava un forte compiacimento, atteggiamento non certo yogico, ma ero comunque appagato e soddisfatto.
Intanto il rosso, gradualmente trasformatosi in viola e le forme degli alberi sempre più indistinte, mi hanno riportato alla realtà.
Mi sono sentito improvvisamente goffo e indifeso, in un bosco ondeggiante e scuro.
In lontananza, una sagoma, immobile, mi osservava.
Le abbondandi ramificazioni sul capo, denunciavano un magnifico esemplare di  cervo maschio.
Una femmina gli si è affiancata, tranquilla e silenziosa.
Ci siamo osservati per qualche istante, poi con movenze lente e titubanti, ho imboccato il sentiero di casa, allontanandomi sempre più velocemente.
Lontanto dal pericolo di incontri troppo ravvicinati, ho liberato  una risata di sollievo.
Forse nel loro dialogo serale, la coppia, concordava sulla stranezza degli esseri umani.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 09:47 | link | commenti (5)
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martedì, 24 febbraio 2009

NON INVENTARE NIENTE

"Scrivi! Non inventare niente".
Questo è il messaggio che mi ha inviato Sabina.
...non inventare niente... E' un bel messaggio!
Posso interpretarlo in svariati modi:
- Continua a scrivere andando a raccogliere, sempre e comunque , qualche cosa di tuo, di reale.
- Vivi ascoltandoti dentro
- Non farti fuorviare dal fatuo, non c'è nulla da inventare "nell'essere", solo da ascoltarsi
- Non inventarti una vita che non sia quella dettata dall'anima.
Mi sono accorto che potrei scriverne altri, ma l'essenza è unica e riconduce ad una sola parola: "essere"
Termine dimenticato o "usato" ipocritamente per scopi egoistici.
Eppure, l'essere che vorrei fosse il mio credo assoluto, a volte scivola tra le dita lasciando spazio agli eventi quotidiani della vita.
Anche su questo potremmo parlare a lungo. Gli evvenimenti, che ricordano tanto "come canne al vento" in realtà sono solo oppio. Ricordarsi di essere è un punto fermo, una solidità da mantenere.
La tua frase, cara Sabina, scritta in maniera decisa ed asciutta, è sicuramente un appunto da segnare sulla lavagna; un post-it da attaccare al video e lasciarlo lì, ad attendere il momento per rileggerlo.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 09:19 | link | commenti (1)
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venerdì, 20 febbraio 2009

TORPORE

Torpore mentale, forse questo è il reale motivo della mia assenza dal blog.
Mi piace scrivere, pur conoscendo le mie enormi carenze: linguistiche, grammaticali e culturali.
Ciò nonostante, raccontare, evocare, disegnare immagini con le parole, mi attira.
Dire di piccole storie sentendole grandi,   trovando in esse un risvolto comico o drammatico, ma sempre visto attraverso un filtro rosa.
Cercare il lieto fine. Forse perchè, ottimista per natura, mi ritrovo soggiogato dall'opprimente pensiero negativo, della società di oggi.
Siamo circondati dal pessimismo, ed è proprio nel pessimismo dilagante, che dovremmo cercare un scintilla di ottimismo, anche se infinitesimale.
Spesso siamo miopi, e non riusciamo a percepire l'esistenza di questa possibilità, eppure oggi c'è il sole, e i rami delle rose hanno le prime gemme.
Ma Gabriele, è avvolto nel torpore, come in una calda coperta rassicurante.
Forse andrò a controllare i rami di rosa.
E' un primo passo verso la primavera.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 09:18 | link | commenti (3)
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mercoledì, 19 novembre 2008

MI ERO SVEGLIATO BENE

In Romania da ormai una settimana, senza giornali e senza TV italiani ero piuttosto sereno.
Poi un giorno ho avuto la possibilitá di aprire internet:
sito corriere della sera
BERLUSCONI parla di Abbronzatura /  Mi sono vergognato!
Passa altra settimana, rientro in Italia, alla frontiera italiana sintonizzo la radio sul TG, <economia e moneta italiana hanno raggiunto il minimo storico, siamo alla frutta signori.>
BENTORNATO IN ITALIA GABRIELE!
Cio nonostante, questa mattina il mio pensiero é stato:
COMBATTERO' IL GOVERNO.... SARO' OTTIMISTA
Poi sono andato a pagare l'assicurazione auto: Dal primo gennaio aumento di legge dei massimali
Poi sono andato a pagare il mensile di una polizza personale, svalutata del 30 per cento.
Poi ho passato due ore al telefono con voci metalliche della vodafon
Non ho parole!
E' SEMPRE PIU' DURO COMBATTERE IL GOVERNO!


 


postato da: LAPROSSIMA alle ore 21:46 | link | commenti (6)
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giovedì, 13 novembre 2008

ROMANIA 3 - IL MONASTERO

Stupendi!
Aggettivo che ben si addice ai monasteri visitati nella terra di Moldova.
Decoratissimi, ricchi di <pizzi> in oro e argento, addobbati con tappeti dai colori intensi e sgargianti, erano o meglio sono, portatori di un bagaglio culturale, artistico e storico enorme.
Il monastero di Moldovita, lo abbiamo raggiunto di sera, avevamo perso la speranza di poterlo visitare, invece, molto carinamente, le monache ci hanno accolto nella loro ora di preghiera.
Un muraglione alto racchiudeva il convento. Al centro di un curatissimo giardino: la chiesa. Attorno case basse in sasso a vista con i tetti spioventi: le abitazioni delle religiose.
Vorrei ripetere questa descrizione arida con altre parole,  come l'abbiamo vissuta: la luna era piena e tutto, avvolto dalla luce argentata, acquistava un aspetto di mercurio, le piante, la chiesa ricca di guglie e di decorazioni, i sassi delle abitazioni, irregolari come ciottoli di fiune, sembrava brillassero di luce propria.
Una monaca anziana, piccolina di statura e tondeggiante, avanzava come una macchia nera nelle ombre della notte, aveva in mano un'assa  e, camminando in quel cortile, la percuoteva con un martello.
I colpi secchi nel legno rimbombavano tra le mura,  colpi ritmati e velocissimi per chiamare le sorelle alla preghiera.
La campana ha rotto il silenzio improvvisamente facendoci sobbalzare e  i cani del vicinato, hanno lanciato alcuni latrati. 
La nostra emozione era consistente, tutti trattenevamo il respiro per paura di rompere l'incanto di quel momento.
La monaca, ci condusse nella chiesa piccola, anchessa addobbata con dipinti e tappeti, una giovane religiosa leggeva la preghiera con voce cantelinante e continua, quella nenia invitava a leggersi dentro, ad ascoltare il silenzio reso ancora piu' evidente da quella voce sola.
Una sorella si e' inginocchiata carponi, il velo nero le copriva il profilo del viso in quel suo inchinarsi a quattro zampe verso la terra.
Presto ne sarebbero giunte altre. 
Ci e' parso doveroso lasciarle libere e siamo andiati via, in punta di piedi.
In questa vacanza, eravamo in sei: Tiziana, io, Azzurra e i suoi amici: Jacopo, Alice e Arianna
Eravamo tutti scossi da quello che avevamo visto, da quello che avevamo provato, fuori dalle mura ancora i nostri discorsi erano bisbigliati impregnati come eravamo dal misticismo del luogo.
Improvvisamente Jacopo ha lanciato un'idea:
<Ci vorrebbe un ristorantino...
<Ma Jacopoooo....
<No! guarda che adesso un ristorantino con qualche Mic, polenta alla panna, lardo affumicato e....
<Vabbe' accontentiamolo, c'e' un ristorante in un cascinale del settecento ristrutturato, che e' una perla dell'architettura Rumena.
<Vuoi mettere l'architettura con i Mic?
Si e' alzato un coro:
< JACOOOOPOOOOO.....
Ma in cuor nostro tutti  pensavamo ai Mic, quei bei salsicciotti fumanti accompagnati da polenta alla panna.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


postato da: LAPROSSIMA alle ore 14:46 | link | commenti (9)
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mercoledì, 12 novembre 2008

ROMANIA 2 - IL MATRIMONIO

Erano indemoniati i tre musici che, con tanto di clarinetti e fisarmonica, trasmettevano ai presenti un'irrefrenabile desiderio di muovere i piedi. E i piedi non stavano certo fermi, battevano, si intrecciavano, saltellavano dando ai loro proprietari, un'energia che saliva fino alle mani, levate in alto, agitate come palme sconquassate dal vento dei tropici.
Le pietanze del pranzo nunziale, vero complemento della serata, venivano servite ogni ora e mezza, intanto si ballava
Non solo musica attuale, ma anche slava, un miscuglio di virtuosismi martellanti tra occidente e oriente, Tra Serbia e Turchia.
Le donne, in questo caso <femmine>, quando ballavano i pezzi tradizionali, si trasformavano, non importava l'eta', giovanissime o anziane, il loro corpo, i loro occhi erano una promessa d'amore.
Quello scuotere delle spalle, dei seni, quel vibrare delle anche, la sinuosita' dei movimenti e la luminosita' degli sguardi erano un'invito, una mantide che ipnotizza la preda. un'orchidea dischiusa per donarsi all'impollinazione.
Cambiava la musica e rientravano nel ruolo di moglie, madre, sorella, figlia, amica.
Antico e moderno, contrapposti che trovi in tutta la Romania, Spumante e tequila, caffe' e cola, carne alla brace e dolcetti 
Di quando in quando un brindisi e di nuovo a rituffarsi nelle danze.
Tutto questo fino all'alba, degna conclusione di una giornata iniziata diciotto ore prima, da quando cioe', avevamo accompagnato in corteo gli sposi, fino al comune e alla chiesa con la continua e immancabile presenza dei tre musici.
Cerimonia civile e cerimonia religiosa dunque.
Il rito ortodosso e' stupendo! Un prete che ricordava Leo Gullotta, cantava con voce baritonale la funzione. Tra dipinti di origine bizantina e tappeti decoratissimi mi sono perso in un'estasi di ammirazione, ammirazione e meraviglia che avrebbero raggiunto il loro culmine nel giorno dopo, alla visita dei monasteri storici Rumeni.
Un gruppo di ragazzi hanno afferrato me e Tiziana trascinandoci tra la folla, non ballavamo da trentanni. E' stato incredibile, abbiamo tentato passi mai fatti, abbracciato persone mai viste, ma le urla e i ritmi ci hanno contagiato fino alla fine.
Un'ultimo dolcetto, un'ultimo caffe' un'ultimo sguardo alla stupenda sala.
I musici con le ultime energie eseguivano il pezzo finale e due  bimbe, di forse 6 o 7 anni, agitavano quelle piccole spallucce e la colonna vertebrale in maniera sinuosa. Gli ho guardato gli occhi, erano candidi. la malizia sarebbe venuta poi.
Ho sorriso, ho alzato il bavero del cappotto ho abbracciato la mia <adorata mantide> e siamo usciti. 

postato da: LAPROSSIMA alle ore 23:23 | link | commenti (1)
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ROMANIA 1 - L'ARRIVO

I miei occhi, assorbivano lo scorrere veloce delle immagini, che mi si presentavano incalzanti, attraverso  i vetri dell'auto.
Una natura aspra, vasta, desolata. Eppure, in quella desolazione scorgevo una bellezza per me insolita. Colline ondulate a perdita d'occhio, sterpaglie bruciate dal sole che tingevano di ruggine una orizzontalita' estesa fino a confondersi con il blu del cielo.
A tratti la strada disconnessa attraversava un villaggio rurale, case di legno dai tetti spioventi e dalle tinteggiature delicate del pastello o quelle intense dei colori primari.
Chiese dalle cupole bombate e argentate apparivano improvviasamente dietro a qualche curva o in lontananza su qualche sporgenza tondeggiante.
Case negozio esponevano ai bordi della statate, artigianato locale e cianfrusaglie cinesi.
Pecore guidate da cani esperti. Mucche al pascolo abbandonate a se' stesse. Ogni tanto rallentavamo adeguando  l'andatura dell'auto, ai cavalli che trainavano carri straripanti di fogliame di mais. Un uomo con una mucca al guinzaglio. Cani apatici osservavano il nostro passare con indifferenza e pigrizia.
Con queste immagini, di colori e uniformita' che creano un contrasto urbano e paeggastico, abbiamo attraversato il tramonto fino al buio nero della notte. 
Ultime luci di qualche casa isolata, poi la citta' con i suoi lampioni, le sue insegne le sue auto. Troppo stanco per osservare ancora, ho ceduto al sonno che mi cullato fino all'arrivo.
Con il torpore addosso di due giorni di viaggio, mi sono lasciato andare tra le braccia gioiose degli amici che attendevano Tiziana e me.
Ancora non sapevo cosa mi avrebbe donato la Romania.

 

postato da: LAPROSSIMA alle ore 20:49 | link | commenti (1)
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mercoledì, 15 ottobre 2008

VIAGGIARE

Era il mio battesimo del volo ed avevo un certo timore, non paura, timore.
Tutto era spettacolare e affascinante già prima di sedermi accanto all'oblò.
Sarebbe stato un volo senza ritorno? E' stato naturale chiedermelo e, la risposta è stata: "Speriamo che non cada"
Questo pensiero mi fece notare il lato incoscente del mio carattere: azzardare con incertezza ma con speranza.
Roma si stava allontanando velocemente, poi i monti, il mare, le nubi, laghi dorati nella luce della notte, ed in fine  il sonno.
Mi sono risvegliato all'alba, dopo poco sarei sceso a Bangkok,
Entrando in aereoporto abbiamo sorvola  un campo da golf,  rivedo ancora su di un green, un giocatore che  pattava con gli abiti scossi dall'aria del jet.
Ero in Tailandia.
Non conoscevo la lingua inglese, le procedure di sbarco, nulla; eppure era lì dall'altro capo del mondo con la mia dose di gioiosa incoscenza.
Non ho più avuto occasione di volare, ma quell'esperienza mi è rimastra dentro indelebile e meravigliosa.
Però...però...però...
Volare è anche un modo per perdersi una parte della vita. Una manciata di ore e sei ovunque. Puoi entrare nell'oblio del sonno e ritrovarti al tuo risveglio all'altro capo del mondo.
Non viene a mancare quello che dovrebbe essere parte integrante di un viaggio, e cioè il contatto con la realtà? Con la natura? Con il nostro prossimo?
Ho incontrato una coppia di tedeschi che, con zaino in spalla, andavano in Sicilia a piedi.
Ho fatto con loro un po' di strada. Mi hanno raccontato dei loro incontri, dei paesaggi, degli odori, dei colori. Delle fonti di acqua fresca e degli scoiattoli.
Loro mi hanno lasciato tanto ed io a loro avrò comunicato qualche cosa?
postato da: LAPROSSIMA alle ore 08:59 | link | commenti (7)
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lunedì, 13 ottobre 2008

IL MIO MOCASSINO NON E' BUCATO

Meandri strani del pensiero.
Questa mattina, ancora con il segno del sonno nel corpo e nella mente (praticamente rincoglionito), sorseggiavo il dolcissimo caffè del risveglio, quando senza preavviso, ho ricordato questa frase:
"Il mio mocassino non è bucato"
Ho visionato la scena di un film degli anna 70 "Un uomo chiamato Cavallo" dove lei, una ragazza pellerossa, ha mostrasto il suo mocassino intatto.
Stava comunicando che era vergine.
Cosa centra con il mio caffè, con il cuscino ancora stampato sul volto e con la mia mente intorpidita?
Forse il residuo di un sogno che non ricordo?
Raramente ricordo i miei sogni ora.
Mi dispiace perchè generalmente sognavo in tecnicolor a schermo superpanoramico e spesso con lieto fine.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 09:16 | link | commenti (1)
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