Da circa 20 minuti sto tendando di descrivere Ravello ed è da altrettanto tempo che cancello ogni parola.
Non ho aggettivi sufficienti per illustrare la bellezza di questo angolo della Costiera Amalfitana.
Dopo anni di assenza, la settimana scorsa sono tornato al paesello, per un giorno solo ma sufficiente per farmi sentire in maniera prorompente la nostalgia per questa terra.
Rientrando in casa, mi sono stupito della sua bellezza e della sua semplicità, muri bianchi a volta, ceramica, vimini, felci (mia cugina sapendo dell'arrivo aveva messo qualche pianta per rallegrare il tutto)
Uscire sul balcone e sorprendermi per l'intenso profumo di limoni, le montagne adagiate nel mare, nell'acqua una macchia verde, lucente come smeraldo dovuta ad un raggio di sole vagante.... l'unico suono, il fruscio delle foglie al vento, che in questi giorni è più assiduo che in altri periodi dell'anno.
Il paese è stato ristrutturato, ha il vestito della festa perchè è una meta ambita da turisti di tutto il mondo, è un importante centro architettonico, giardini rigogliosi, innumerevoli i concerti di alto livello, sfilate, incontri; a tutto questo aggiungi un paesaggio tra i più suggestivi, puoi vedere in lontananza Paestum e, sotto i piedi, ad un tiro di sasso, Amalfi
Nato a Bologna ma figlio di un Ravellese, ho trascorso la maggior parte delle mie vacanze a Ravello, quindi essere quì, è per me essere di casa, eppure questa volta è stata forte l'emozione di rivedere il paese, la casa, i panorami; mi domandavo il perchè di questo e Tiziana, mia moglie, facendo una battuta forse ha colto nel segno: "non è che sei un po' terroncello?"
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La nebbiolina pareva un fantasma, era leggera e si muoveva verso sud, a tratti le bandiere dei green apparivano e sparivano avvolte dall'ectoplasma. Quando la nube passava, appariva un raggio di sole. che faceva risplendere la bellezza della montagna, decisi di andare in campo, indossai un caldo gioccone, presi sacca e mazze e scesi alla piazzola n. 1
Mi addressai alla palla, la osservavo immobile per prepararmi al tiro, iniziai una profonda respirazione per rilassarmi, lasciai sciogliere tutte le parti delle mie membra, era piacevole sentire per tutto il corpo il formicolio del sangue che scorre nelle vene e percepirlo a tal punto da sentirsi sangue, poi non sentire più nulla, non avvertire il proprio fisico, vedere la pallina sfuocata perchè sulla retina dell'occhio scorre il film delle sensazioni.
Non interessa il golf, non interessa il colpo che si farà ma si assapora quello stato di grazia avendo la comprensione di quanto siamo parte della natura stessa.
Lentamente venni avvolto da un banco di nebbia; non si vedeva più nulla, a pochi metri il vuoto; mi ricordai di un episodio avvenuto negli anni 70: un escursionista inglese, durante una passeggiata in montagna venne sorpreso dalla nebbia, con la piccozza che aveva in mano sondò il terreno e trovò il vuoto, tutto attorno a lui era vuoto, quindi immaginando di aver raggiunto una punta rocciosa, si mise a sedere in terra in attesa che la nebbia volatilizzasse. Rimase tutta la notte con il terrore, alla mattina svegliandosi da quel poco dormire concessogli dalla stanchezza, si accorse di essere seduto in una piana e che aveva perso parte delle piccozza, rimanendogli in mano solo l'impugnatura.
In alto un grido stridulo, il banco di nebbia stava passando ed apparve l'ombra di un aquilotto che sorvolava la zona, il sole riprese forza e l'aquilotto brillava in uno splendore di colori, un'immagine simile al gabbiano che qualche giorno prima avevo visto volare sulla baia di S.Tropez.
Dovevo fare il colpo, ma il desiderio del gioco era passato, raccolsi la pallina e nel fare quel movimento sentii un leggero dolore alla schiena.
Ero stato troppo tempo in posizione di tiro? L'umidità aveva influito? La giovinezza che inizia a scarseggiare? Mah! A pensare che qualche attimo prima mi sentivo senza corpo e tutta natura.
Mi trovavo seduto su di uno spuntone roccioso, dinnanzi a me la baia si estendeva a 180 gradi e l'odore di salmastro riempiva le narici portando ricordi del passato
Mi piaceva rimanere in solituridne, era uno di quei momenti che ogni parte del corpo e della mente vivevano vigili ed intorpiditi. uno di quei momenti che guardando l'infinito sentivi di essere parte dell'infinito stesso.
L'aria rinfrescava il viso facendoti sentire il corpo; era molto piacevole, un grido stridulo di un gabbiano e il mio sguardo è corso a cercarlo, era in alto con le ali aperte a raccogliere il vento dominandolo e lasciandosi dominare, non andava da nessuna parte, rimaneva immobile nello spazio come inchiodato ad una nuvola, come un acquilone legato al suo filo, ma lui era vivo e libero e si godeva il vento e la possibilità che questo gli dava di adagiarsi con mollezza su di esso:
Sensazione di pace, non di cercare più oltre come il gabbiano Livingston, ma di gioire di una cosa per lui semplice come quella di galleggiare sul vento.
Eravamo arrivati con il treno Tiziana ed io e, ci trovammo avvolti dalla piazza Catalogna o come dicono loro: Catalunya.
Un ufficio informazioni e la domanda sconvolgente: COSA POSSIAMO VEDERE DI BELLO IN 2 ORE? sapevo che era una domanda sconvolgente, difatti l'impiegato ha iniziato a balbettare parole strane con un sorriso interrotto occasionalmente da un inizio di tick nervoso.
Ci ha indicato pulman a 2 piani senza tetto, mappe stradali, poi seguendo il movimento di una sua manina, come due turisti fai da te, abbiamo imboccato a piedi una delle tante vie, che partivano dalla piazza.
In lontananza musica di flauto, gente, marionette, palloncini ed eccoci di fronte alla grande cattedrale gotica di Barcellona.
Un uomo suonava un flauto, lo abbiamo lasciato alle nostre spalle , dopo pochi metri vicino ad un grande portale, un quartetto d'archi, il suono rendeva tutto fantastico, sembrava di far parte di un documentario, "Bello vero tiziana? aspetta che riprendo con la videocamera, altro che turisti per caso! Dici che assomigliamo un po' a Roversi e alla Susy?" Dai non esagerare!!!
Alla cantonata successiva, una coppia di ragazze suonavano due xilofoni (almeno credo), più oltre dietro alla cattedrale, un jovine lanciava note acute con un violino solitario, sul lato sinistro dell'edificio, un trentenne faceva virtuosismi con una chitarra, era fantastico! Tutto era fantastico! tutti erano musicisti di valore e in quel luogo, "il quartiere gotico di Barcellona", con quelle musiche e quell'architettura, l'animo si riempiva di forti emozioni.
Uscimmo dal vicolo per entrare in una splendida piazza; lo notammo subito, non era possibile non notarlo, magro alto allampanato, aveva dei fogli che sfogliava lentamente per far vedere ai passanti quello che aveva scritto; in testa una scatola di cartone e una frase scritta a pennarello
"BASTA CON L'INCUBO MUSICAL"
Giuro, è storia vera, evidentemente il contestatore abitava in quel quartiere.
Ho fatto una buona vacanza, 3 giorni in spagna (il resto in auto).
Visitato: Figueres con museo Dalì (eccezionale), centro storico di Girona, Cattedrale di Barcellona con musici annessi. eseguito qualche colpo di golf in un campo sulla costa brava, rientro in Francia, visita a S. Tropez poi a casa.
Tutto bello, stupendo, sorprendente. ma vorrei parlare di un'altra cosa, cioè dell'aria spagnola.
Ovunque ho trovato ottimismo, desiderio di fare, gioia di vivere, persone cortesi, sorridenti, e tanti bambini (sintomo di speranza nel futuro) Tantissime scuole di ballo, musica, allegria.
Allegria palpabile, anche se non esternata direttamente.
La sensazione di un popolo che ha trovato una linea giusta di vita.
S. Tropez al contrario, mi ha ricordato parrucche incipriate.
Per la prima voltadopo 6anni sono in vacanza
Brevevacanza, la mia signora ed io ci troviamo vicino a Barcellona, IN UN POSTO STUPENDO; abbiamo visitato dali¿ a Figueres, Gerona e oggi la cattedrale di Barcellona.
Sto scrivendo da un pc a gettoni, davanti a me il tramonto sul mare, ma la richiesta continua di coin mi avvilisce.
Saro' breve E' BELLISSIMO (non il pc che la tastiera scrive quello che vuole lei)
a presto Gabriele