martedì, 31 gennaio 2006

ANNO 1947 - PARTE SECONDA

... finalmente seduta, poteva godersi il viaggio, osservava il paesaggio scorrere fuori dal finestrino, si sentiva felice per essere con il suo uomo,  lo
osservava di tanto in tanto senza che lui se ne avvedesse.  Nella sua fantasia di ragazza innamorata, lo vedeva somigliante ad un attore americano "Errol Flynn" Il capello ondulato e brillantato,  gli occhi verdi, un fisico da atleta e al collo un foulard rosso. Quanto era bello! Guai a lui se avesse tradito la sua fiducia.
Il treno avanzava lentamente, spesso si fermava in qualche  campagna desolata, altre volte procedeva speditamente, ma in quello scompartimento c'era tutta l'Italia, quella vera, quella nuova, l'Italia piena di ottimismo e di speranza.
Molti lutti sulle spalle,  molte perdite di affetti e di cose care. Ora tutto  racchiuso in una scatola sigillata nel cuore, attorno il sole,  non più le bombe, la paura, ma la voglia di vivere, di ricostruire, di cambiare quella storia che consideravano il risultato degli errori dei padri.
Non esisteva il "lei" il "voi" ma solo il "TU", Tutti in quello scompartimento, sebbene sconosciuti, si sentivano legati come fratelli.
I più fortunatii avevano un posto  sui sedili di legno, altri in piedi o sulle gambe di quelli seduti., valigie di cartone, giacche sulle spalle,  poi pane, tanto pane bianco, pomodori freschi conditi con basilico, caciotte e sigari toscani.
Ognuno offriva il cibo che aveva e i sapori del nord si mescolavano con quelli del sud, poi finalmente il caffè
Ed ecco la vecchia caffettiera a spirito, dono di nozze, che diventava la protagonista della compagnia. L'aroma si spandeva per tutto lo scompartimento e nuovi amici si univano ai primi per una tazzina di qual favoloso caffè.
Un'immancabile fisarmonica, uscì dalla custodia e i cori non si fecero attendere.
Tutto buio in quel treno, una piccola luce blu marcava le ombre distese in terra, sui sedili,  alcuni abbracciati, altri senza scarpe, borse e valigie per cuscini, un rumore di respiri pesanti, di odori marcati delle troppe persone in un ambiente angusto e il treno continuava la sua corsa nella notte.
Finalmente l'alba, lei pur rimanendo nella sua posizione per non svegliare lui, aprì gli occhi e guardò fuori dal finestrino. Aveva 21 anni, e da 2 giorni sposa. Quale sarebbe stata la sua vita? Non le importava conoscerla, l'importante era stare con lui,  per lui aveva detto tanti no! Era considerata bella e gli ammiratori non le erano mancati, ma lei aveva aspettato di trovare lui, Era un buon lavoratore, era forte, sicuro di sè, tutto questo le bastava per essere convinta  che il suo sarebbe stato un buon futuro, poi che dire? Era così bello!
Per la prima volta nella sua vita vide il mare, lei vissuta da sempre  nella campagna bolognese, rimase incantata dallo sfarfallio delle onde e dalla smisurata estensione dell'acqua.
"Preparati Moglie che siamo arrivati"
Quella parola:  "moglie" non le andò mai giù, eppure per tutta la vita sarebbe stata "moglie" ma seppe con tutta la sua fantasia e la sua femminilità, mantenere un rapporto di equità con quel lui che si sentiva tanto marito-padrone 
Il treno si fermò dopo due giorni di viaggo a Salerno, ben presto sarebbero arrivati ad Amalfi. Poi entrambi felici, salirono su di un pulman per Ravello, il paese di lui, ormai lei era al settimo cielo e ancora non sapeva che il giorno dopo si sarebbe svegliata in una stanza piena di sole e di profumi  di limoni in fiore e di rose.

 

 

 

 





postato da: LAPROSSIMA alle ore 22:20 | link | commenti (5)
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lunedì, 30 gennaio 2006

ANNO 1947- PARTE PRIMA

La legna, bruciando nel camino scoppietta, un orologio batte i secondi, seduto sul divano un sessantenne legge silenzioso il giornale.
Il ciocco frantumandosi, cade oltre gli alari. L'uomo si alza, appoggia il giornale sul divano,  sistema con le molle di ferro le braci.
Porta a termine con pazienza e lentezza quel lavoro, poi,  il suo sguardo si posa su di una piccola macchina del caffè, in bella mostra sul ripiano del camino.
E' una caffettiera in acciaio, con due tazzine anchesse in acciaio e un fornelletto a spirito, impilati uno sull'altro in modo da formare un corpo unico.
Una stupenda creazione di praticità unita ad un design semplice ed essenziale.
Un bell'oggetto, pensò l'uomo. La sua fantasia, senza un preciso volere, gli si perse in fatti avvenuti prima della sua nascita, il 10 settembre del 1497
Stazione di Bologna; la guerra , terminata da qualche anno, aveva lasciato le sue ferite su tutta la città. Erano ancora tutte visibili. Ruderi di edifici abbattuti,  muri con i fori delle mitragliatrici, o delle bombe a mano.
L'aria, in quel giorno, era tiepida e lei indossava un leggero cappottino da mezza stagione con il colletto ricoperto di pelo. Lui alto, con baffetti neri e sottili.
Attendevano il treno che li avrebbero portati al Sud, alla famiglia di lui che lei ancora non conosceva. Sposi da poche ore, erano saturi di eccitazione e frastornati dagli avvenimenti, che così velocemente li avevano travolti in quei giorni.
Il treno, a vapore, entrò in stazione avvolgendo di fumo tutti coloro che sui marciapiedi, attendevano Poi la corsa improvvisa per accaparrarsi un posto nel vagone, lui davanti con una valigia di legno, lei caracollava come poteva, dietro quell'uomo; al suo uomo, all'unico uomo della sua vita.
Uno scossone e il treno si mosse,  erano pigiati come sardine,  ma lei stava bene schiacciata contro di lui, che spavaldo, osservava la possibilità di un posto libero:
"Eccolo! Presto moglie!" e si avviò deciso senza curarsi se lei lo seguisse o meno....




postato da: LAPROSSIMA alle ore 13:44 | link | commenti (3)
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venerdì, 27 gennaio 2006

NEVE

Disguidi stradali, Spalatura manuale forzata, Ritardi agli appuntamenti, Irritazione per programmi irrimediabilmente variati.
Queste le cause che ci infastidiscono ad ogni nevicata. Ciò nonostante, appena sei nella tua tana riparata e calda,  ti accorgi di quanto la neve sia una calda coperta protettiva della tua anima. Almeno questo l'effetto che la neve ha su di me.
Sento la felicità di quando si è in pace con se stessi, è il momento giusto per fare i conti con i propri problemi, quelli che tutti i giorni, trascuri per la paura di non risolverli, Con la neve è disverso, si è più forti,. si è più calmi e forse più obbiettivi.
Quando c'è la neve, ascolto musica classica , generalmente romantica o  barcarole,  ovunque, anche in auto.
Due ora fa, percorrevo a passo d'uomo  una strada secondaria, la neve era ed è alta almeno 60 cm. tutti gli alberi ripiegati su se stessi, nell'autoradio il mattino di grieg. Un'atmosfera rilassatissima, poi dietro ad una curva a pochi metri dal ciglio stradale, una cerva era immobile con  le gambe affondate nel candore. Mi ha guardato, dal naso esalavano i vapori del suo alito, uno sforzo ed è scomparsa tra i rami del bosco
La neve caduta dagli alberi al suo passare,  ha ricoperto le impronte lasciando tutto immacolato.
Ho sentito che dovevo spegnere la radio e il motore,  mi parevano una violenza nei confronti della natura.
Ho aperto il finestrino ed ho respirato con tutto me stesso l'aria fresca del primo pomeriggio.

 

postato da: LAPROSSIMA alle ore 14:00 | link | commenti (7)
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giovedì, 26 gennaio 2006

PESCE ALL'ACETO ROSSO

Mio nonno era un maestro nell'arte di cucinare il pesce, ed ho ancora vivi ricordi, del rito del pesce all'aceto rosso.
All'epoca, e parlo di mezzo secolo fa, il Meridione d'Italia era "il meridione" con tutta la sua arretratezza rispetto al Nord.
Le mie origini, sono di una particolare zona della campania: "la costiera Amalfitana" che con la sua posizione felice, con il suo turismo in pieno sviluppo, era un'oasi ricca,  tra la povertà generale del sud
I miei nonni vivevano in una bella casa, circondata da balconi verso panorami incredibili. Ma non era stata sempre così, inizialmente si abitava  solo una parte di quell' appartamento e la cucina, la prima che avevamo e poi trasformata nel tempo in dispensa, ricordava la cucina del castello di Fratta.
Ci si accedeva da 3 gradini, non era tanto grande, ma era particolarissima, a tutta parete una cappa annerita dal fumo, sotto, in muratura, le fornacelle a carbone per cucinare, relegato in un angolo un fornello a gas, una grossa pentola di rame piena di acqua della fontana e appesi al muro, peperonicini, agli, cipolle, gialli meloni d'inverno, salami piccanti "o' pezzentoso"
Quando mio nonno preparava il pesce, la cucina diventava top secret, nessuno poteva entrare se non la nonna.  La bestiola, veniva coperta dalle spezie e dall' aceto il giorno prima del pranzo. (credo dall'odore che fosse un misto di aglio e mentuccia selvatica).
Poi veniva il momento della cottura sulla griglia, in quell'occasione avevo l'onore, di poter soffiare con un ventaglio sotto al carbone.
Mi sentivo molto lusingato.
Ero un assiduo frequentatore di quella cucina e mia nonna, per controllare che non facessi danni, mi metteva a sedere sulla finestra che si affacciava nel vicolo sottostante, aveva una bella inferriata moresca ed io,  infilavo le mie gambe di bimbo tra le sbarre e colloquiavo con i passanti.
Ero una piccola "vedette",  un po' troppo estroverso forse; invitavo tutti a mangiare da mia nonna. Dicevo i menù e invitavo.
Un giorno mi girai verso la nonna e chiesi cosa faceva di buono "patane sosciami 'mmocca" mi disse esasperata.
Poi rivolto al vicolo, dissi "venite a mangiare che oggi abbiamo patane sosciami 'mmocca" Patate soffiami in bocca
Finalmente la famiglia riunita, poteva mangiare il pesce alla griglia era di una squisitezza incredibile.
La ricetta, mio nonno la diede solo alla figlia primogenita, mia zia T. 
Ora anche mia zia è anziana, chi sa se ha tramandato la ricetta. Debbo informarmi.

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martedì, 24 gennaio 2006

"LO ZEN E IL TIRO CON L'ARCO"

Sembra un bignami, sono poche pagine con un peso notevole.
Mi venne regalato questo libro, circa 15 anni fa, iniziai a leggerlo e mi scontrai con lo zen
Frasi incomprensibili, strane alle mie orecchie di allora,  nuove ed irreali.
"Tu non sei uomo, ma sei arco e freccia e bersaglio, solo colpendo te stesso avrai centrato e centrerai il bersaglio nell'attimo stesso che non lo centrerai"
Iniziai una ricerca sullo zen, poi sulle le religioni orientali, storia della filosofia occidentale (non ancora finito perchè mi hanno rubato un volumetto), concetti sulla meditazione yoga, psicodinamica.
Sono attratto da tutto questo anche se la pigrizia e la vita quotidiana mi distraggono  però capita che in periodi ciclici,  ritorna il desiderio della ricerca di spiritualità
In questi periodi la mia vita si trasforma leggermente, cibi il più naturale possibile, un po' di movimento all'aria aperta e tentativi di meditazione.
La meditazione poi, è quella che vorrei fare bene.  Rare volte mi è riuscita, ma in quelle poche occasioni, i risultati positivi sono stati notevoli
Di contro, spesso capita che da un rilassamento profondo e celestiale, passo ad un sonno profondo. Mi addormento. e questo mi irrita veramente.
L'estate scorsa avevo trovato per questa pratica un posto eccezzionale. All'esterno del  mio centro turistico, ho dei gazebo con al fianco  una minuscola piscina. Io, prima dell'orario di apertura, facevo in tutta solitudine, una bagno rifrescante, poi mi mettevo l'accappatoio e in posizione di loto dedicavo mezz'ora alla meditazione.
Il silenzio è talmente forte da far ronzare le orecchie, piano piano, questo suono si ammortizza e sparisce fino a quando si ha l'impressione di non avere corpo. E' una meravigliosa sensazione,  la mente riporta immagini del passato, del futuro, a volte si ha l'impressione di vedere attraverso le palpebre abbassate o di respirare con tutto il corpo fino a quando, lentamente si ritorna alla realtà e  rimane una leggerezza che persiste per ore.
Un giorno il tempo era volato, ed io mi trovavo in posizione di loto al bordo della piscina; senza che me ne fossi reso conto erano giunti al lavoro, i ragazzi,
"10 euro che cade dentro la piscina" -
"10 che cade fuori"
HO APERTO UN OCCHIO COME UN FALCO! 
"10 EURO A TESTA PER LE BASSE INSINUAZIONI"
Poi tutti in acqua. 

postato da: LAPROSSIMA alle ore 20:51 | link | commenti (3)
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domenica, 22 gennaio 2006

MARE IN SETTEMBRE

Ogni tanto la fuga dalla realtà è una necessità irrinunciabile.. In quei momenti che la pressione del lavoro o degli impegni ti attanaglia alla gola, bisogna escogitare una fuga, se non altro mentale.
Oggi sono particolarmente stanco e seduto davanti al PC sfogo la mia voglia di tutto o  forse di niente, vagando con il pensiero.
Da anni non vado al mare, ed ora, forse la stanchezza, forse la voglia di evasione, mi ha fatto ricordare che esiste ed il desiderio di esserci è forte.
Vorrei, eccome se lo vorrei, che ora fosse settembre.
Sono le 16,oo ma è più familiare per me, pensare che siano le quattro del pomeriggio,  Minori come tutti gli arenili della costiera Amalfitana, ha una spiaggia sassosa; seduto sul mio telo di spugna verde e giallo, leggo un libro, mi piace leggere in spiaggia, e in quest'ora la luce è perfetta, non più quella forte e violenta di agosto e nemmeno quella opaca di ottobre. Il  sole ha un tepore che avvolge.,,,,
NO! non mi piace come sto scrivendo, ricomincio da capo
La lettura è veramente intrigante, mi ha preso, non mi accorgo di nulla al di fuori di  quello che sto leggendo. Un passo del racconto, mi fa riflettere, chiudo il libro lasciando al suo interno l'indice come segno,  penso alla frase appena letta e guardo il mare, lentamente rientro alla realtà.
Saranno le 6 de pomeriggio ora, il mare inizia a tingersi di  rosa pastello, osservo il  piede destro,  le sue dita pigramente iniziano un gioco con la ghiaia tiepida; con una mano raccolgo un pugno di sabbia e dal pugno la lascio cadere, come in una clessidra capovolta, sulla coscia. La spiaggia è semideserta a quest'ora. Un cane con un orecchio piegato, si avvia deciso all'acqua, l'annusa, poi delicatamente vi si immerge per una nuotata.
Lo faccio notare alla mia compagna, lei, osserva la naturalezza del cane, poi rimette gli occhiali da sole che si era tolti per meglio vedere e silenziosamente, ma con un sorriso beato, si risdraia al mio fianco.
Dall'est arriva una meravigliosa, adorata, desiderata  brezza settembrina, satura degli odori di salsedine e di buganvillea a me tanto cari. Sono fortemente in pace, non ho più voglia di leggere; anche io rimetto gli occhiali da sole, mi sdraio e chiudo gli occhi per godere con tutti i miei sensi di quest'attimo.
"Titti, vuoi andare a casa?"
"No...  non ora, ti prego"
"No no...  non ora, sto troppo bene".
Potrei continuare nel racconto, potrei parlare del pesce all'aceto rosso che mia zia avrebbe preparato per la cena, ma è quasi mezzanotte e sono ancora davanti al PC a fare il pistollo.
Buonanotte.



postato da: LAPROSSIMA alle ore 22:47 | link | commenti (2)
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mercoledì, 18 gennaio 2006

NA' PECURA STRANITA

Un amore appena finito, con tutte le sue amarezze i suoi rimpianti, i suoi se... i suoi ma... i suoi se avessi fatto.
Da qualche ora viaggiavo sul treno che costeggiava l'Adriatico, solo, in uno scopartimento vuoto, osservavo dal finestrino il mare che appariva a tratti tra le colline, la tristezza era veramente il sentimento più forte in quel momento, lo sguardo assente, lontano, il dondolio della carrozza cullava la mia angoscia.
Il mare da qualche ora, lo avevo lasciato alle spalle e il treno,  correva veloce tra le colline del centro Italia, alberi sfuggenti, campi lontani che rimanevano lenti a farsi ammirare.
Piano piano entrai nell'oblio del sonno, una tregua ai miei pensieri  grigio antracite;  mi addormentai con la fronte corrugata e una piega amara sulle labbra.
Un braccio mal messo, una posizione contorta sul sedile, mi procurarono il fastidio necessario per risvegliarmi.
Il treno  fermo, il motore spento. Una casa scalcinata fungeva forse da stazione, una balaustra in cemento grigio, malmessa e traballante, delimitavano un piccolo orto, dietro, una collina di grano verde.
Mi affacciai dal finestrino. Non c'era nessuno,  il silenzio era rotto dal soffio di un  vento caldo proveniente dal sud, il grano si muoveva sinuoso alla carezza del vento,  Gustavo il piacere datomi da quella solitudine, osservavo gli steli verdi ondeggianti con gli occhi socchiusi, la brezza giocava con i capelli che mi ricadevano sulla fronte procurandomi un  leggero solletico. Un fischio del treno immobile, fu'  uno schiaffo per la mia apatia, per il mio godere del dolore, per il mio gioire di quel sottile autocompiangimento che si era impossessato di me.
Un militare ed una ragazza, abbracciati, avanzarono verso il treno, senza fretta, con passo scomposto dovuto al loro stare uniti.
Si diedero un lungo bacio appassionato, eterno pensai, e questo mi fece ripiombare nei miei cupi pensieri, nella mia vera solitudine, con una punta di invidia per quei due che erano nel momento più magico dell'amore.
Salito sul vagone si affaccio per un ultimo saluto, gli occhi di lei erano un po' rossi di pianto, di nuovo la mia invidia si fece sentire,  come pure la  curiosità di spiare nei sentimenti altrui. Gabriele, stai diventando invidioso e ficcanaso, pensai,
Lui taceva, ma l'espressione del volto comunicava il suo dolore per quell'abbandono forzato.
Lei volle rendere meno drammatica quella partenza e con un sorriso che era una minaccia gli disse:
"GIUVA' ... N'UN T'AZZARDA' D'ANNA' CON NA'  PECURELLA STRANITA, SA'"
"CHI? IO?
"SINE... TU!,,,  CA' SE' L'IMPARO TE FACCIO DIVENTA' A TE' NA PECURELLA,  ANZI NU' CAPPONE"
Non riuscii a trattenermi dal ridere e lei con gli occhi di fuoco mi disse:
"MBE'? CIAI DA' DI' QUALCHE COSA TU?"
Ma dove ero finito? In quale parte d'Italia? in ciociaria forse
"NO NO!" Mi affrettai a rispondere e li lasciai soli
Nello scompartimento, ripensando a tutta la scena, sorridevo con gli occhi e con il cuore. In fondo il mio dramma faceva parte della vita.
Ognuno ha la donna che si merita riflettevo e, a te, t'è capitata na' pecura stranita assai.
Ripresi a ridere convulsamente. Il treno riprese a correre verso il sud

 

 

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lunedì, 16 gennaio 2006

HO SOGNATO DEL GOLF

I sogni, da sempre sono considerati  messaggi, avvertimenti, profezie, incubi, un segnale che arriva dal  proprio io o da qualche altra dimensione.
Ultimamente i mie sogni sono molti vivi,  spesso di difficile interpretazione, a volte sono un imput altre un valido aiuto
Quello di questa notte invece, si può annoverare tra  gli incomprensibili
Alto, con il fisico atletico, pantaloni scuri e polo verde, mi trovavo in posizione statica per fare un colpo  dal tee di partenza della mia futura buca 2.
Un movimento plastico di grande eleganza, stupendamente equilibrato, un tiro di quelli che sai, prima ancora di vedere, che la pallina arriverà in green. Immediatamente felice per quello swing così perfettamente riuscito, poi innesorabilmente deluso per l'effetto successivo al colpo.
La pallina dopo pochissimi metri si inabissava in un albero, facendolo scuotere tutto. Non vedere la palla ma sentirla rimbalzare tra i rami mi ha lasciato senza fiato. Com'era possibile che quell'albero fosse proprio davanti al tee di partenza?  Era stato lasciato appositamente per fare un dog-leg? Oppure bisognava sorvolarlo? Perchè prima non lo avevo notato?
Attonito ho guardato la quercia, perchè di quercia si trattava,  ed ho realizzato immediatamente, che avrebbe avuto vita corta.
Altro non ricordo, probabilmente  da come mi sentivo deciso, sarò andato,  senza ombra di dubbio,   a procurarmi una motosega.


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mercoledì, 11 gennaio 2006

la stella che arde il doppio dello splendore brucia nella metà del tempo

Questa frase, tratta da Blade Runner, è molto incisiva.
Io non ho visto il film, non so in quale contesto sia stata detta e  quale significato le fosse stato attribuito.
Presa da sola, non mi piace.
Vivere intensamente, fortemente, può portare a uno stordimento delle proprie emozioni.
Mi riferisco a quando si viene travolti dalle situazioni, dalla passioni, dimenticandosi di come il tempo sia passato avvolgendo tutto in un'enorme valanga.
Detesto la vita piatta, senza stimoli, senza gioie, senza dolori, ma voglio vivere la vita assaporando ogni cosa che mi porta.
Ho avuto forti gioie, ma anche dolori altrettanto forti. In tutto questo ho scoperto come il dolore possa trasformarsi in gioia
Sembra un controsenso, ma la conoscenza acquisita passando per il dolore, mi ha rigenerato e la vena di malinconia che rimane si unisce alla gioia di sapere.
Non vorrei una vita alla Steve McQueen
Ma lasciatemi una vita da assaporare in ogni momento minuto per minuto

 

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martedì, 10 gennaio 2006

I LIBRI SONO FATTI PER ESSERE LETTI

Quante volte i libri sono stati maledetti? Bruciati? Nascosti alla massa.
Fino ad oggi hanno vinto loro. Il loro trionfo è indiscusso. Eppure......oggi, una nuova  minaccia viene a minare la loro esistenza: L'informatica
I libri sono un oggetto che oltre al contenuto, hanno una  personalità propria.
Portano con se, non solo tutte le sensazioni più o meno coinvolgenti della lettura, ma anche affetti e ricordi: Il primo libro che ha contato nella mia vita, il primo libro regalato a mia figlia o quello letto assieme a mia moglie.
L'odore della stampa a volte pungente, il contatto con la carta ruvida o lucida che sia, donano piacere fisico.
Il  leggere stando sotto le coperte o in una comoda poltrona, è incredibilmente appagante.
Avere sempre con sè un libro, magari di piccole dimensioni,  da poter leggere in quei momenti  di viaggio o di attesa
che spesso sono noiosi ed eterni, possono diventare piacevoli e a volte desiderati.
Spariranno mai i libri? Da cosa verranno sostituiti? Tecnologie superavanzate?
Per il momento sul comodino ho un tascabile, non un PC


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