Dopo una settimana di assenza, rieccomi con un post soft, per togliermi di dosso un po' di ruggine.
A Bologna, l'autostazione delle corriere, è un punto di riferimento, oggi come ieri. Un luogo ideale per darsi un appuntamento ben definito e non astratto come "..ci vediamo in piazza, là per di là"
Negli anni 70, essendo da poco stata inaugurata, l'autostazione era diventato un luogo alla moda.
La dolce vita "Bolognese" si incontrava all'autostazione.
Al sabato sera, anche noi ci davamo appuntamento all'autostazione, arrivavamo alla spicciolata, mettevamo le auto sul marciapiede d'entrata del fabbricato, con i fari rivolti alla piazza e,. ad ogni nuovo amico che giungeva, suonerie di clacson urla e schiamazzi, poi sempre con lo stesso frastuono, si andava a ballare a "Le Fenil" un casolare agricolo della bassa ferrarese, dove gli odori del vermut del vino e della stalla, si mescolavano tra loro, creando quall'atmosfera pittoresca che faceva tanto "IN"
E' all'autostazione che ho chiesto a TI di diventare mia mogle, ed è sempre all'autostazione che ho assistito ad una delle più strane scene di villania mai viste.
Io e TI, stavamo pranzando nel ristotante, quel giorno era veramente affollato, al nostro fianco un tavolo occupato da un signore cicciottello, con occhiali e tovagliolo al collo.
Un altro signore distinto, gli si è avvicinato e gli ha chiesto: "Lei ha finito?" alla risposta affermativa del cicciottello Il signore ha chiamato: "BERNARDO" e come se fosse la cosa più naturale del mondo, hanno portato via il tavolo, lasciando il ciccciotello seduto in mezzo alla sala con in mano coltello e forchetta e un tovagliolo bianco a penzolare dal colletto della camicia.
La maleducazione non ha tempo.
Sono in corsa sfrenata per cercare di terminare ciò che debbo fare.
Sicuramente è un assurdo pensare "adesso faccio una corsa, porto a termine i miei impegni impellenti, poi finalmente il riposo"
La corsa non termina mai! Il riposo non arriva mai!
Ciò nonstante ci proverò, quindi abbiate pazienza se sarò poco presente per qualche giorno, ma debbo correre, debbo correre, debbo correre....
E' lecito domandare: "Ma 'ndo' vai?"
Non lo so, intanto vado.
Un bacio a tutti se potrò riscriverò questa notte, vi leggerò comunque
Gabriele
Apro il quoditiano svogliatamente, ascolto superfialmente le notizie catastrofiche dei telegiornali, non ho voglia di credere a quello che dicono a quello che promettono. PIU' TASSE? non importava che ci avvisassero, lo sapevamo comunque. MENO TASSE? qualcuno crede a babbo Natale?
Non ho voglia di polemizzare, ho voglia di vivere.
Da una settimana, ogni mattina, rivolto verso i monti, faccio una mezz'ora di relax. Io la chiamo meditazione, in realtà è uno stare in posizione di loto (per quello che il mio fisico quasi sessantenne mi consente) ad occhi chiusi, cercando di non lasciarmi coinvolgere, perlomeno in quella manciata di minuti, dai problemi della quotidianità.
E' un modo per riacquistare la necessaria energia ad andare a vanti.
Rifiutare di lottare contro la barbarie che ci circonda, è ipocrisia? E' rinuncia? E' rassegnazione? E' egoismo?
A volte penso ai monaci delle varie religioni, in particolare a quelli tibetatni, zen agli yogi. e mi domando quale sia il loro ruolo nella società Portare una voce? Estraniarsi da ogni cosa per vivere un proprio mondo interiore? E' forse una personale arma per combattere le ingiustizie?
Nella mia gioventù ho pianto per i conflitti mondiali, la criminalità dilagante, la corruzione , la legge della furbizia ad ogni livello, Ho partecipato a scioperi della fame per il Biafra, a cortei femministi per i diritti di uguaglianza, oggi nella mia terza giovinezza ho il desiderio di ascoltare me stesso e di ascoltare la gente.
Ho la fortuna di avere un centro tutistico che mi permette di dialogare (o come dice mia moglie "di attaccare le pezze"), in realtà la pace che si prova a vivere nella natura è impagabile e non importa essere dei monaci orientali, per fare nascere un sorriso sulle labbra del nostro prossimo.