La vita è un tango argentino. Un atto interiore, espresso con movenze sinuose, gambe che si intrecciano, volteggi imrpovvisi, pause. E noi piccoli ballerini, ci lasciamo prendere dal vortice, confusi e dimentichi di valori che non ricordiamo più quali siano.
La parola Libertà ad esempio, può avere un'infinità di interpretazioni e proprio per questa sua prerogativa, rasenta il non significato, la vacuità stessa del termine.
La cronaca ha riportato in questi giorni la notizia della censura di Lutazzi.
Come possiamo giudicare la notizia, interpretando le parole dei quotidiani? Ogni scritto, chi a favore, chi contro, aveva argomenti e toni del giusto peso. Tutti avevano ragione. A chi credere? Mi dispiace, io non credo più, non posso dare più credito a chi, goccia dopo goccia, ha bucato la nostra fiducia.
Allora parto da: CENSURATO Lutazzi.
Oddio, non che io amassi particolarmente Lutazzi, anzi mi irritava, il suo umorismo anglosassone condito da forti riferimenti all'anatomia, al sesso e alle necessità fisiologiche, non rientrano nei miei canoni di apprezzamento.
Ciò non toglie che abbia un suo pubblico fedele, che sia considerato un grosso personaggio dello spettacolo, che abbia un notevole carisma, che sia sagace e intelligente.
Sicuramente queste doti non le metto in discussione in quanto le considero esatte; poi che il suo programma fosse di mio gradimento o meno è una cosa totalmente mia.
Io ho il libero arbitrio di ascoltarlo o meno, io ho la possibilità di sintonizzarmi sugli altri canali o meno, ora mi è stato negato.
Non è stato fatto un torto a Lutazzi, ma a tutti noi.
Avevo aperto gli occhi prima del suono della sveglia.
Detesto la sveglia, la sua puntualità la sua perseveranza, quindi è stato con piacere che ho bloccatto il trillo anzitempo e mi sono goduto quell'attimo dell' essere sveglio.
I pensieri positivi, il sorriso compiaciuto, il desiderio di fare.
Mi sono alzato sinceramente euforico e credetemi, mi sentivo un George Clooney dei tempi migliori.
E' stato, seppure per un tempo brevissimo, un piacere sottile quello di sentirsi un quarantenne in forma con il viso di George, capelli leggermente brizzolati e pelle ambrata.
Ho preparato un buon te e un caffè bollenti, un bacio a Tiziana accompagnato da uno sguardo assassino, poi con andatura dinoccotata mi sono avviato in bagno per la rasatura del viso.
Incredulità? Stupore? Tiziana esprimeva tutto con un'espressione tra lo scettico e il divertito.
Esprimeva, con un sorriso obliquo, una frase silenziosa "ci vedremo a Filippi"
E Filippi, è arrivato prima di quanto mi aspettassi.
Ho aperto il rubinetto del lavabo ed ho alzato gli occhi allo specchio.
Non mi capita spesso, però ammettiamolo, ogni tanto mi succede e oggi, puntualmente sono scivolato nell'errore, nella dimenticanza.
Si dice che una mattina ti guardi allo specchio e vedi tuo padre. Dio quanto è vero!
Non sento molto il peso dei mei 59 anni, ma quello che più mi stupisce e il dimenticarmene completamente.
Tutti viviamo questo dualismo anima-corpo, che per fortuna o per sfortuna, non hanno gli stessi tempi di consunzione-
Credo nell'enorme energia che alimenta l'essere umano, a volte però questa energia è a livelli bassissimi e già dal primo mattino, siamo consapevoli che sarà una classica, tremenda giornata porca, ma... quando ti svegli sentendoti George... sorridi e non guardare lo specchio.
Il treno, rullava monotamente sulla rotaia, io, rannicchiato sul sedile, leggevo il libro con attenzione.
Era piacevole il dondolio e rilassante il racconto, stavo bene.
Una ragazza mi si sedette di fronte, era carina, ripresi a leggere, il romanzo parlava di coincidenze non casuali, voltai pagina, alzai gli occhi e incrociai quelli della ragazza, strano pensai, chissà perchè mi guarda, oddio non è certo per il mio fascino potrebbe essere mia figlia, forse ho gli abiti fuori posto.
Una rapida occhiata al mio abbigliamento mi rincuorò, tutto in ordine.
Dirottai nuovamente il mio pensiero al libro.
Altra pagina, altro sguardo e lei era sempre lì.
Il treno rallentò entrando in stazione, la ragazza si alzò poi, con voce accalorata, mi disse:
"Vedo che sta leggendo <la profezia di Celestino>, avrei piacere di reincontrarla per saperne cosa ne pensa."
Che dire? Ero al primo capitolo, non sapevo nulla della trama e non compresi il perchè delle sue parole.
In seguito poi, mi sarei chiesto perchè era su quel treno e quale il motivo di quell'incontro.
Diedi una risposta imprecisa e nonostanto lo sperassi, non la rividi più.
Il romanzo, perchè di un romanzo si tratta, l'ho divorato, ho imparato a riconoscere alcune "coincidenze", ho adeguato, per un periodo limitato nel tempo, il mio modo di vivere a quello suggerito dalla parabola fantamistica del racconto, poi lo scaffale lo ha accolto tra i suoi mille racconti ed è rimasto là, in parte dimenticato, in parte in attesa.
E' buio ora, muovo velocemente le dita sulla tastiera del PC, e ripercorro gli avvenimenti di questo ultimo mese.
Ero entrato come di consueto in un blog amico, è quasi un rito quotidiano quello di andare a leggere i pensieri di chi è più in sintonia con noi.
Quel giorno, la mia amica di penna (in questo caso di tastiera?) scriveva di avvenimenti che le erano capitati in maniera fortutita, ma concatenati tra loro come da un filo conduttore.
Coincidenze?
Ho forti dubbi in merito, le coincidenze o quelle che sembrano tali, spesso portano a scelte importanti, scelte a volte impensate prima del succedersi di quelle casualità particolari.
Mi ero ripromesso di risponderle, ma le parole non venivano, quindi mi parve del tutto naturale rispolverare il vecchio libro.
Tre cuscini dietro la schiena, l'accogliente luce di un'abajour e rieccomi a sfogliare la profezia di Celestino.
In un attimo tutto è tornato alla memoria: la consapevolezza delle coincidenze, l'energia che ci cattura e ci abbandona, i rapporti interpersonali, gli sguardi scambiati che indicano la possibilità di conoscerci e di evolverci e, la ricerca dei messaggi per risolvere i nostri problemi.
Da giorni sono rientrato in quest'ordine di idee e di nuovo, noto le coincidenze.
Ho rivisto dopo anni una mia cara amica, i baci e gli abbracci sono stati sinceri, poi ci siamo lasciati
Dopo qualche passo per le vie del centro ci siamo nuovamente incrociati, un sorriso e un nuovo saluto.
Ma alla terza volta ho pensato che non poteva essere una semplice coincidenza e a bruciapelo le ho chiesto:
"Renata, scambiami pure per un pazzo, ma hai qualche messaggio da inviarmi?"
Sapevo della frase assurda che avevo pronunciato, ma volevo constatare come avrebbe reagito e se effettivamente un messaggio c'era.
Mi ha guardato seriamente, vedevo nei suoi occhi incredulità, ma ha sorriso ed ha aggiunto:
"ASCOLTA IL TUO SESTO SENSO"
Rimasi colpito e spiazzato dell'affermazione decisa e diretta.
"Mio figlio stava male, ho chiamato il pediatra, era in ferie, ho chiamato l'ospedale mi hanno consigliato di attendere e vedere l'evolversi del dolore.
Dentro di me una vocina diceva di non attendere, ho telefonato ad un altro dottore, il quale mi ha dato un appuntamento al volo, poteva ricevermi solo in quell'attimo a causa della disdetta improvvisa di un paziente.
Sono corsa, ha visitato mio figlio e con un sospiro di sollievo ha detto: lo abbiamo preso in tempo.
Capisci? Lo abbiamo preso in tempo, poteva morire invece ora è a giocare a pallone."
Ero incredulo, un lungo silenzio poi le ho chiesto se io le avessi portato un messaggio.
"SI! Ero felice e avevo tanta voglia di dirlo a qualcuno".