mercoledì, 15 ottobre 2008

VIAGGIARE

Era il mio battesimo del volo ed avevo un certo timore, non paura, timore.
Tutto era spettacolare e affascinante già prima di sedermi accanto all'oblò.
Sarebbe stato un volo senza ritorno? E' stato naturale chiedermelo e, la risposta è stata: "Speriamo che non cada"
Questo pensiero mi fece notare il lato incoscente del mio carattere: azzardare con incertezza ma con speranza.
Roma si stava allontanando velocemente, poi i monti, il mare, le nubi, laghi dorati nella luce della notte, ed in fine  il sonno.
Mi sono risvegliato all'alba, dopo poco sarei sceso a Bangkok,
Entrando in aereoporto abbiamo sorvola  un campo da golf,  rivedo ancora su di un green, un giocatore che  pattava con gli abiti scossi dall'aria del jet.
Ero in Tailandia.
Non conoscevo la lingua inglese, le procedure di sbarco, nulla; eppure era lì dall'altro capo del mondo con la mia dose di gioiosa incoscenza.
Non ho più avuto occasione di volare, ma quell'esperienza mi è rimastra dentro indelebile e meravigliosa.
Però...però...però...
Volare è anche un modo per perdersi una parte della vita. Una manciata di ore e sei ovunque. Puoi entrare nell'oblio del sonno e ritrovarti al tuo risveglio all'altro capo del mondo.
Non viene a mancare quello che dovrebbe essere parte integrante di un viaggio, e cioè il contatto con la realtà? Con la natura? Con il nostro prossimo?
Ho incontrato una coppia di tedeschi che, con zaino in spalla, andavano in Sicilia a piedi.
Ho fatto con loro un po' di strada. Mi hanno raccontato dei loro incontri, dei paesaggi, degli odori, dei colori. Delle fonti di acqua fresca e degli scoiattoli.
Loro mi hanno lasciato tanto ed io a loro avrò comunicato qualche cosa?
postato da: LAPROSSIMA alle ore 08:59 | link | commenti (7)
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lunedì, 13 ottobre 2008

IL MIO MOCASSINO NON E' BUCATO

Meandri strani del pensiero.
Questa mattina, ancora con il segno del sonno nel corpo e nella mente (praticamente rincoglionito), sorseggiavo il dolcissimo caffè del risveglio, quando senza preavviso, ho ricordato questa frase:
"Il mio mocassino non è bucato"
Ho visionato la scena di un film degli anna 70 "Un uomo chiamato Cavallo" dove lei, una ragazza pellerossa, ha mostrasto il suo mocassino intatto.
Stava comunicando che era vergine.
Cosa centra con il mio caffè, con il cuscino ancora stampato sul volto e con la mia mente intorpidita?
Forse il residuo di un sogno che non ricordo?
Raramente ricordo i miei sogni ora.
Mi dispiace perchè generalmente sognavo in tecnicolor a schermo superpanoramico e spesso con lieto fine.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 09:16 | link | commenti (1)
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mercoledì, 08 ottobre 2008

PAESAGGIO

Dialogare è piacevole e proprio di questo si discuteva con Alice, seduti su di un alto sgabello davanti al bancone del bar,  si diceva come sempre più, i dialoghi avvengano  virtualmente.
E' vero - ho asserito - anche io, ho un forum e un blog che racchiudono parte della mia vita e di chi dilaloga con me.
A proposito - ho continuato - proponimi un tema per fare il prossimo racconto.
"PAESAGGIO" .
Avete mai pensato a descrivere un paesaggio? A scrivere sentimenti sensazioni che da questo possono scaturire?
Tutto sembra banale e scontato ma al momento di scrivere la penna si ferma.
Non so  quali le cause della  mente che mi hanno portato ad immaginare una scena, come se fosse una pellicola cinematografica.
In primo piano l'infrangersi delle onde del mare su di un bagnasciuga di ciottoli; piccoli sassi di ghiaia consumata dall'acqua salmastra. Si apre la prospettiva sul paesaggio, è una spiaggia sassosa, il cielo è invernale, cupo nella tarda ora del giorno,  Nuvole scure e chiare si uniscono e si rincorrono;
Sulla spiaggia sono infissi dei pali in legno, una struttura per reggere delle pertiche orizzontali;  come panni stesi ad asciugare, pendono una serie di merluzzi  secchi.  Spostandosi lentamente verso destra, entra nell'inquadratura una vecchia vista di spalle. Avvolta in una coperta di tessuto povero, osserva il mare. Si stringe la coperta addosso per ripararsi dal vento; un vento freddo, ma non violento, è garbato e nel suo agitarsi sposta una giocca di capelli bianchi della vecchia. L'urlo stridulo di un giabbiano le fa volgere lo sguardo in alto, poi lentamente lo riporta al  mare.  Forse aspetta il suo uomo, il cielo è sempre più scuro, lei  con movimenti lenti, propri delle persone anziane, si gira e con passo stentato si dirige, immagino, verso la sua abitazione.
Esce di scena in primo piano sulla destra,,,,  rimane lo stoccafisso, i ciottoli, il mare e un cielo cupo accompagnato da un sibilo di vento.
L'inquadratura, è statica per qualche minuto, in modo tale che lo spettatore, possa sentirsi parte del paesaggio,  possa percepire  il vento addosso e  possa assorbire la piacevole solitudine che il mare e le nubi riversano su di lui
 BUIO... rimane  il sibilo del vento, poi....  SILENZIO.
postato da: LAPROSSIMA alle ore 13:53 | link | commenti (5)
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