I miei occhi, assorbivano lo scorrere veloce delle immagini, che mi si presentavano incalzanti, attraverso i vetri dell'auto.
Una natura aspra, vasta, desolata. Eppure, in quella desolazione scorgevo una bellezza per me insolita. Colline ondulate a perdita d'occhio, sterpaglie bruciate dal sole che tingevano di ruggine una orizzontalita' estesa fino a confondersi con il blu del cielo.
A tratti la strada disconnessa attraversava un villaggio rurale, case di legno dai tetti spioventi e dalle tinteggiature delicate del pastello o quelle intense dei colori primari.
Chiese dalle cupole bombate e argentate apparivano improvviasamente dietro a qualche curva o in lontananza su qualche sporgenza tondeggiante.
Case negozio esponevano ai bordi della statate, artigianato locale e cianfrusaglie cinesi.
Pecore guidate da cani esperti. Mucche al pascolo abbandonate a se' stesse. Ogni tanto rallentavamo adeguando l'andatura dell'auto, ai cavalli che trainavano carri straripanti di fogliame di mais. Un uomo con una mucca al guinzaglio. Cani apatici osservavano il nostro passare con indifferenza e pigrizia.
Con queste immagini, di colori e uniformita' che creano un contrasto urbano e paeggastico, abbiamo attraversato il tramonto fino al buio nero della notte.
Ultime luci di qualche casa isolata, poi la citta' con i suoi lampioni, le sue insegne le sue auto. Troppo stanco per osservare ancora, ho ceduto al sonno che mi cullato fino all'arrivo.
Con il torpore addosso di due giorni di viaggio, mi sono lasciato andare tra le braccia gioiose degli amici che attendevano Tiziana e me.
Ancora non sapevo cosa mi avrebbe donato la Romania.
