Erano indemoniati i tre musici che, con tanto di clarinetti e fisarmonica, trasmettevano ai presenti un'irrefrenabile desiderio di muovere i piedi. E i piedi non stavano certo fermi, battevano, si intrecciavano, saltellavano dando ai loro proprietari, un'energia che saliva fino alle mani, levate in alto, agitate come palme sconquassate dal vento dei tropici.
Le pietanze del pranzo nunziale, vero complemento della serata, venivano servite ogni ora e mezza, intanto si ballava
Non solo musica attuale, ma anche slava, un miscuglio di virtuosismi martellanti tra occidente e oriente, Tra Serbia e Turchia.
Le donne, in questo caso <femmine>, quando ballavano i pezzi tradizionali, si trasformavano, non importava l'eta', giovanissime o anziane, il loro corpo, i loro occhi erano una promessa d'amore.
Quello scuotere delle spalle, dei seni, quel vibrare delle anche, la sinuosita' dei movimenti e la luminosita' degli sguardi erano un'invito, una mantide che ipnotizza la preda. un'orchidea dischiusa per donarsi all'impollinazione.
Cambiava la musica e rientravano nel ruolo di moglie, madre, sorella, figlia, amica.
Antico e moderno, contrapposti che trovi in tutta la Romania, Spumante e tequila, caffe' e cola, carne alla brace e dolcetti
Di quando in quando un brindisi e di nuovo a rituffarsi nelle danze.
Tutto questo fino all'alba, degna conclusione di una giornata iniziata diciotto ore prima, da quando cioe', avevamo accompagnato in corteo gli sposi, fino al comune e alla chiesa con la continua e immancabile presenza dei tre musici.
Cerimonia civile e cerimonia religiosa dunque.
Il rito ortodosso e' stupendo! Un prete che ricordava Leo Gullotta, cantava con voce baritonale la funzione. Tra dipinti di origine bizantina e tappeti decoratissimi mi sono perso in un'estasi di ammirazione, ammirazione e meraviglia che avrebbero raggiunto il loro culmine nel giorno dopo, alla visita dei monasteri storici Rumeni.
Un gruppo di ragazzi hanno afferrato me e Tiziana trascinandoci tra la folla, non ballavamo da trentanni. E' stato incredibile, abbiamo tentato passi mai fatti, abbracciato persone mai viste, ma le urla e i ritmi ci hanno contagiato fino alla fine.
Un'ultimo dolcetto, un'ultimo caffe' un'ultimo sguardo alla stupenda sala.
I musici con le ultime energie eseguivano il pezzo finale e due bimbe, di forse 6 o 7 anni, agitavano quelle piccole spallucce e la colonna vertebrale in maniera sinuosa. Gli ho guardato gli occhi, erano candidi. la malizia sarebbe venuta poi.
Ho sorriso, ho alzato il bavero del cappotto ho abbracciato la mia <adorata mantide> e siamo usciti.
