Stupendi!
Aggettivo che ben si addice ai monasteri visitati nella terra di Moldova.
Decoratissimi, ricchi di <pizzi> in oro e argento, addobbati con tappeti dai colori intensi e sgargianti, erano o meglio sono, portatori di un bagaglio culturale, artistico e storico enorme.
Il monastero di Moldovita, lo abbiamo raggiunto di sera, avevamo perso la speranza di poterlo visitare, invece, molto carinamente, le monache ci hanno accolto nella loro ora di preghiera.
Un muraglione alto racchiudeva il convento. Al centro di un curatissimo giardino: la chiesa. Attorno case basse in sasso a vista con i tetti spioventi: le abitazioni delle religiose.
Vorrei ripetere questa descrizione arida con altre parole, come l'abbiamo vissuta: la luna era piena e tutto, avvolto dalla luce argentata, acquistava un aspetto di mercurio, le piante, la chiesa ricca di guglie e di decorazioni, i sassi delle abitazioni, irregolari come ciottoli di fiune, sembrava brillassero di luce propria.
Una monaca anziana, piccolina di statura e tondeggiante, avanzava come una macchia nera nelle ombre della notte, aveva in mano un'assa e, camminando in quel cortile, la percuoteva con un martello.
I colpi secchi nel legno rimbombavano tra le mura, colpi ritmati e velocissimi per chiamare le sorelle alla preghiera.
La campana ha rotto il silenzio improvvisamente facendoci sobbalzare e i cani del vicinato, hanno lanciato alcuni latrati.
La nostra emozione era consistente, tutti trattenevamo il respiro per paura di rompere l'incanto di quel momento.
La monaca, ci condusse nella chiesa piccola, anchessa addobbata con dipinti e tappeti, una giovane religiosa leggeva la preghiera con voce cantelinante e continua, quella nenia invitava a leggersi dentro, ad ascoltare il silenzio reso ancora piu' evidente da quella voce sola.
Una sorella si e' inginocchiata carponi, il velo nero le copriva il profilo del viso in quel suo inchinarsi a quattro zampe verso la terra.
Presto ne sarebbero giunte altre.
Ci e' parso doveroso lasciarle libere e siamo andiati via, in punta di piedi.
In questa vacanza, eravamo in sei: Tiziana, io, Azzurra e i suoi amici: Jacopo, Alice e Arianna
Eravamo tutti scossi da quello che avevamo visto, da quello che avevamo provato, fuori dalle mura ancora i nostri discorsi erano bisbigliati impregnati come eravamo dal misticismo del luogo.
Improvvisamente Jacopo ha lanciato un'idea:
<Ci vorrebbe un ristorantino...
<Ma Jacopoooo....
<No! guarda che adesso un ristorantino con qualche Mic, polenta alla panna, lardo affumicato e....
<Vabbe' accontentiamolo, c'e' un ristorante in un cascinale del settecento ristrutturato, che e' una perla dell'architettura Rumena.
<Vuoi mettere l'architettura con i Mic?
Si e' alzato un coro:
< JACOOOOPOOOOO.....
Ma in cuor nostro tutti pensavamo ai Mic, quei bei salsicciotti fumanti accompagnati da polenta alla panna.
